martedì 17 aprile 2018

Gli Sporcelli

Esistono al mondo persone molto sgradevoli che combinano molti guai come "Gli Sporcelli".


TITOLO: Gli Sporcelli
AUTORE: Roald Dahl
EDITORE: Salani Istrice
PAGINE: 112
PREZZO COPERTINA: € 7,50


















TRAMA

I signori Sporcelli sono le persone più ripugnanti sulla faccia della terra: sporchi, brutti ma soprattutto cattivi. La loro occupazione principale è quella di farsi scherzi a vicenda. Il signor Sporcelli insegue il sogno di creare un numero da circo con delle scimmie in grado di fare tutto capovolte. Per fare questo allena ogni giorno le sue scimmie e le poverette sono costrette a passare ore ed ore a testa in giù nella loro piccola gabbia. Convinto che le scimmie siano stupide e non capiscano nulla, il signor Sporcelli le maltratta creando in loro la voglia di ribellione. Grazie all'aiuto di un uccello proveniente dall'Africa e degli uccelli reduci dalla supercolla, le scimmie riusciranno a liberarsi e a dare la giusta lezione ai pessimi coniugi Sporcelli.


ILLUSTRAZIONI













Come un romanzo

Come si scrive un romanzo.......... ecco le istruzioni per farlo!!!!!!



TITOLO: Come un romanzo
AUTORE: Daniel Pennac
EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 139
PREZZO: € 7,50


















TRAMA


Pennac, nel saggio, affronta il problema di come si possa aiutare i giovani a trovare l'amore per la lettura con metodi alternativi dal punto di vista sia di romanziere sia di professore, cercando di riproporre "i libri come amici e non come mattoni". Il libro deve essere parte della formazione dell'uomo, che parte dal bambino, a cui i genitori leggono le favole, per passare all'adolescente, che si ribella e combatte contro la monotonia dei testi obbligatori scolastici, fino ad arrivare al vero lettore.
In fatto di lettura, noi lettori ci accordiamo tutti i diritti, a cominciare da quelli negati ai giovani che affermiamo di voler iniziare alla lettura.

  1. Il diritto di non leggere
  2. Il diritto di saltare le pagine
  3. Il diritto di non finire il libro
  4. Il diritto di rileggere
  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
  6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
  7. Il diritto di leggere ovunque
  8. Il diritto di spizzicare
  9. Il diritto di leggere ad alta voce
  10. Il diritto di tacere

Daniel Pennac



Daniel Pennac nato nel 1944 in una famiglia di militari di origini corse e provenzali, passa la sua infanzia in Africa, nel sud-est asiatico, in Europa e nella Francia meridionale. Pessimo allievo, solo verso la fine del liceo ottiene buoni voti, quando un suo insegnante, nonostante la sua dislessia, comprende la sua passione per la scrittura e, al posto dei temi tradizionali, gli chiede di scrivere un romanzo a puntate, con cadenza settimanale.
Ottiene la laurea in lettere all'Università di Nizza nel 1968, diventando contemporaneamente insegnante e scrittore. La scelta di insegnare, professione svolta per ventotto anni, a partire dal 1970, gli serviva inizialmente per avere più tempo per scrivere, durante le lunghe vacanze estive. Pennac, però, si appassiona subito a questo suo ruolo.
Inizia l'attività di scrittore con un pamphlet e con una grande passione contro l'esercito (Le service militaire au service de qui?, 1973), in cui descrive la caserma come un luogo tribale, che poggia su tre grandi falsi miti: la maturità, l'uguaglianza e la virilità. In tale occasione, per non nuocere a suo padre, militare di carriera, assume lo pseudonimo Pennac, contrazione del suo cognome anagrafico Pennacchioni.
Abbandona la saggistica in seguito all'incontro con Tudor Eliad, con il quale scrive due libri di fantascienza (Les enfants de Yalta, 1977, e Père Noël, 1979) ma che ebbero scarso successo commerciale. Successivamente, decide di scrivere racconti per bambini.
Scommettendo contro amici che lo ritenevano incapace di scrivere un romanzo giallo, nel 1985 pubblica Il paradiso degli orchi (Au bonheur des ogres), primo libro del ciclo di Malaussène. Comincia così la fortunata serie di romanzi che girano attorno a Benjamin Malaussène, capro espiatorio di "professione", alla sua inverosimile e multietnica famiglia, composta di fratellastri e sorellastre molto particolari e di una madre sempre innamorata e incinta, e a un quartiere di Parigi, Belleville.
Nel 1992, pubblica il saggio Come un romanzo (Comme un roman, in francese), manifesto a favore della lettura.
Nel 1997 scrive Signori bambini (Messieurs les enfants), da cui verrà tratto un film di Pierre Boutron.
Il 26 marzo 2013 è stato insignito della Laurea ad Honorem per il suo impegno nella pedagogia presso l'Università di Bologna. Nella Lectio magistralis in occasione della Laurea honoris causa, Pennac si sofferma a lungo nella spiegazione della parola passeur (letteralmente: facilitatore) per poi nella parte finale definire il passeur supremo colui che non fa domande su cosa si pensa del libro appena finito di leggere perché le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.

L'amico ritrovato

Fin da piccoli il migliore amico è sempre il tuo compagno di banco. E ciò è accaduto anche al protagonista.....




TITOLO: L'amico ritrovato
AUTORE: Fred Uhlman
EDITORE: Feltrinelli
PAGINE: 96
PREZZO: € 6,00
















TRAMA


Hans Schwarz è un ragazzo sedicenne discendente da una famiglia ebrea che vive a Stoccarda, in Germania. La sua famiglia fa parte dell'alta borghesia, tranquilla e quasi incurante della propria origine. Egli descrive i genitori come persone gentili, che mantengono buoni rapporti sia con cristiani sia con ebrei. Quando, un giorno del 1930, alla classe di Hans viene aggregato Konradin von Hohenfels, un ragazzo di famiglia nobile, tutti i ragazzi, di origine meno elevata, vogliono diventare suoi amici, e anche Hans desidera con tutto il cuore diventargli amico, senza secondi fini. Konradin inizialmente non si interessa a lui, ma Hans riesce a farsi notare in molti modi, mostrandosi abile in ginnastica e portando anche in classe la propria collezione di monete antiche.
Un giorno, sulla strada di casa, Konradin si mette a parlare con Hans: nasce così una vera amicizia tra i due ragazzi, entrambi figli unici e profondamente soli. Hans presenta Konradin ai genitori, lo invita molto spesso a casa sua e gli fa ammirare la sua grande collezione di monete. Il ragazzo continua in seguito ad andare a casa di Hans molto spesso, mentre questi attende a lungo un invito, e quando finalmente va a casa di Konradin, lo fa in assenza dei genitori. La ragione di ciò sta nel fatto che la madre odia gli ebrei, e il padre, innamorato di lei, non intende contraddirla in nulla: entrambi, perciò, non sopportano che il figlio passi del tempo con Hans. Infatti Konradin ignora Hans quando gli capita di incontrarlo a teatro assieme ai genitori. Da quel momento la loro amicizia viene compromessa. Quando, il 3 giugno 1933, Hitler sale al potere e la situazione si fa difficile nella scuola (dove fin a quel momento la politica era vista come cosa estranea), Hans parte per l'America; i genitori di Hans invece decidono di restare. Poco tempo dopo il padre di Hans, un medico decorato in guerra con la Croce di Ferro, non riuscendo a sopportare le discriminazioni razziali, decide di togliersi la vita con il gas.

Dopo molti anni Hans riceve una lettera con la richiesta di versare dei soldi per l'iniziativa di costruire un monumento agli ex-alunni del suo liceo di Stoccarda caduti nella Seconda guerra mondiale. Hans rilegge nomi di compagni resistendo alla tentazione di guardare i cognomi che iniziano con la H per paura di trovarvi il nome del suo caro amico. Alla fine Hans riesce a guardare tutto l'elenco e tra i nomi legge, con grande commozione, quello di Konradin, che è stato giustiziato perché coinvolto nell'attentato contro Hitler. Questo fa ritrovare ad Hans i sentimenti perduti verso l'amico scomparso.



Fred Uhlman



Fred Uhlman, noto anche come Manfred Uhlmann (Stoccarda, 19 gennaio 1901 – Londra, 11 aprile 1985), è stato uno scrittore e avvocato tedesco.
Nacque da una prospera famiglia ebrea della classe media; studiò nelle Università di Friburgo, Monaco e Tubinga dove, nel 1923, si laureò in Legge. Esercitò la professione di avvocato, e fu oratore politico per il Partito Socialdemocratico di Kurt Schumacher.
Il 23 marzo del 1933, poco prima che Hitler prendesse il potere come Capo di Stato, Uhlmann ricevette una telefonata dall'amico Pazaurek: questi gli riferì che il giudice Dill, membro del partito nazista, lo pregava di dire da parte sua al "piccolo Uhlman" (che conosceva da bambino) che ora Parigi è bellissima, sottolineando "ora". Compreso il messaggio, il 24 marzo Uhlmann fuggì in Francia, e il 25 si stabilì a Parigi per iniziare una nuova vita. Questo, tuttavia, incontrò molte difficoltà: agli stranieri non era permesso avere un lavoro retribuito, e venivano immediatamente espulsi dalla Francia se scoperti. Uhlman si sostenne disegnando e dipingendo, e vendendo le sue opere privatamente quando poteva; per un certo tempo arrotondò le entrate con la vendita di pesci tropicali. L'attività di pittore riscuoteva un successo crescente, ma gli acquirenti rimanevano difficili da trovare.
Nell'aprile del 1936 si trasferì a Tossa de Mar, un piccolo villaggio di pescatori sulla Costa Brava in Spagna, ma di lì a poco scoppiò la guerra civile spagnola e quindi in agosto Uhlman decise di tornare a Parigi, passando per Marsiglia. Qui, mentre stava facendo una telefonata da un caffè a Diana Croft, un'amica londinese conosciuta a Tossa de Mar, gli venne rubato il portafogli, contenente la maggior parte dei suoi soldi e il suo passaporto. Uno straniero in Francia senza passaporto diventava di fatto un apolide soggetto ufficialmente a persecuzioni, all'arresto ed a una possibile espulsione. Demoralizzato e in preda alla disperazione, diede il suo numero di telefono di Parigi al titolare del bar, e continuò il suo viaggio verso la capitale. Il giorno dopo ricevette una telefonata dal suo albergo; il chiamante lo informò che aveva il portafogli e il passaporto e li avrebbe inviati a Uhlman il giorno seguente, perché era un correligionario di Uhlman, trattenendosi il dieci per cento del denaro " per coprire le spese". Il portafogli e il passaporto arrivarono l'indomani. Il 3 settembre 1936, Fred Uhlman sbarcò in Inghilterra senza soldi e senza conoscere una parola d'inglese. Due mesi dopo, il 4 novembre 1936, sposò Diana Croft.
Nove mesi dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel giugno 1940, Uhlman, insieme a migliaia di stranieri originari di paesi nemici, fu confinato dal governo britannico sull'Isola di Man. Fu rilasciato sei mesi dopo e si poté ricongiungere con la moglie Diana Croft e la figlia, nata durante l'internamento.
Uhlman fece la sua prima mostra personale presso la Galerie Le Niveau a Parigi nel 1935. A Londra, espose alla Zwemmer Gallery nel 1938, e da allora cominciò ad esporre regolarmente in mostre personali e collettive in tutta la Gran Bretagna. Una mostra retrospettiva della sua opera si è tenuta presso il Leighton House Museumdi Londra nel 1968. Il suo lavoro è presente in molte importanti gallerie pubbliche, tra cui il Fitzwilliam Museum di Cambridge e il Victoria & Albert Museum di Londra.
Nel 1971 pubblicò la sua opera più famosa: il romanzo "in miniatura" L'amico ritrovato (Reunion). Iniziò così la Trilogia del ritorno, che comprende anche Un'anima non vile e Niente resurrezioni, per favore. Inoltre pubblicò l'opera autobiografica Storia di un uomo (The Making of an Englishman).
L'amico ritrovato ebbe un immediato successo ed è stato tradotto in diciannove lingue; nel 1989, ne è stato tratto il film L'amico ritrovato, di Jerry Schatzberg e più recentemente è stato adattato per il palcoscenico da Ronan Wilmot ed ha debuttato al New Theatre di Dublino il 9 novembre 2010. "Si può sopravvivere con un solo libro" ha dichiarato prima di morire.

Il giorno della civetta

La Sicilia è un posto meraviglioso ma a volte le persone che ci abitano non rendono un bel biglietto da visita......




TITOLO: Il giorno della civetta
AUTORE: Leonardo Sciascia
EDITORE: Gli Adelphi
PAGINE: 144
PREZZO: 8,00

















TRAMA


Salvatore Colasberna, presidente di una piccola impresa edilizia chiamata Santa Fara, viene ucciso nella piazza Garibaldi, mentre sale sul pullman per Palermo.
All'arrivo dei carabinieri, i passeggeri si allontanano alla chetichella, l'autobus resta vuoto e rimangono soltanto l'autista e il bigliettaio, che comunque di fronte alla divisa non riconoscono il morto e non si ricordano chi fossero i passeggeri. Il venditore di panelle, rimasto a terra al momento del delitto, è scomparso. Un carabiniere lo trova all'ingresso della scuola elementare, dove come al solito vende i suoi prodotti, e lo accompagna dal maresciallo Arturo Ferlisi. Ma neanche lui sa nulla e, anzi, dice di non essersi nemmeno accorto dello sparo. Dopo due ore di interrogatorio il panellaro ricorda che, all'angolo tra via Cavour e piazza Garibaldi, verso le sei, ha sentito due spari provenire da un sacco di carbone situato vicino al cantone della chiesa.
Le indagini vengono affidate al capitano Bellodi, comandante della compagnia di C., emiliano di Parma, ex partigiano, destinato a diventare avvocato, ma rimasto in servizio nell'arma in nome di alti ideali, non condividendo, peraltro, il clima di omertà che caratterizza la Sicilia e i suoi abitanti. Intanto, in un bar di Roma, un'importante persona politica chiede ad un onorevole del suo partito (che si intuisce essere la Democrazia Cristiana) di far trasferire Bellodi, a causa dei problemi che sta creando, designando l'omicidio di Colasberna come omicidio mafioso. Bellodi intanto interroga un proprio confidente, doppiogiochista noto alla mafia: Calogero Dibella detto Parrinieddu. Il capitano ascoltando le menzogne che l'informatore riferisce, riesce comunque, con quelle sue gentili maniere da "continentale", a sapere il nome di Rosario Pizzuco, il possibile mandante.
Il capitano, o meglio il brigadiere, riceve il nome del presunto omicida, Diego Marchica detto Zicchinetta, dalla moglie di Paolo Nicolosi, un potatore scomparso e certamente ucciso per aver riconosciuto l'assassino, viste le coincidenze che accompagnano la sua scomparsa. Bellodi scopre nel fascicolo investigativo del Marchica che è un noto sicario, processato e condannato per molti reati, ma scagionato per altrettanti, causa insufficienza di prove. Nota inoltre, una fotografia che lo ritrae insieme con don Calogero Guicciardo e all'onorevole Livigni.
Nel frattempo Parrinieddu viene assassinato e Bellodi ottiene, grazie ad un'inquietante testimonianza scritta dal doppiogiochista prima di morire, che Marchica, Pizzuco e il padrino don Mariano Arena, vengano fermati, ma l'interrogatorio si risolverà in un nulla di fatto. Nell'incontro con Bellodi, Sciascia fa pronunciare a don Mariano la frase contenente l'espressione idiomatica "quaquaraquà", destinata a divenire celeberrima e collegata nella cultura popolare al mondo mafioso e ai concetti che lo governano.

Bellodi, che intanto era rimasto a Parma, dopo aver preso una licenza di un mese, legge sui giornali spediti da un carabiniere dalla Sicilia, che il castello probatorio è stato smantellato grazie ad un alibi di ferro costruito da rispettosissimi personaggi per il Marchica, opera, naturalmente, di uomini politici interessati a tutelare la propria posizione.I giornali fanno molto clamore e pubblicano le foto di Arena insieme al ministro Mancuso; questo dimostra le persone vicine che lo sostengono. Il fatto porta a un dibattito in Parlamento al quale partecipano anche due anonimi mafiosi e alcuni parlamentari.
L'omicidio del Nicolosi viene attribuito all'amante della moglie e don Mariano viene scarcerato.
Con i suoi pensieri e con la sua ultima affermazione, Bellodi chiude il romanzo:
« [...] si sentiva come un convalescente: sensibilissimo, tenero, affamato. «Al diavolo la Sicilia, al diavolo tutto». Rincasò verso mezzanotte, attraversando tutta la città a piedi. Parma era incantata di neve, silenziosa, deserta. "In Sicilia le nevicate sono rare" pensò: e che forse il carattere delle civiltà era dato dalla neve o dal sole, secondo che neve o sole prevalessero. Si sentiva un po' confuso. Ma prima di arrivare a casa sapeva, lucidamente, di amare la Sicilia e che ci sarebbe tornato. «Mi ci romperò la testa» disse a voce alta. »

Leonardo Sciascia


Leonardo Sciascia nasce in Sicilia, e più precisamente a Racalmuto (Agrigento), l'8 gennaio 1921. Figlio di uno zolfataro, Pasquale Sciascia, e di una casalinga, Genoveffa Martorelli, Leonardo è il maggiore di tre fratelli. Dopo aver frequentato le scuole elementari a Racalmuto, segue la famiglia a Caltanissetta, dove s'iscrive all'istituto magistrale "IX Maggio". Qui incontra professori che lo segneranno e lo plasmeranno profondamente, figure fondamentali della sua formazione. Grazie a Vitaliano Brancati si accosta infatti agli autori francesi (che rimarrano sempre i suoi prediletti) e con la guida di Giuseppe Granata s'immerge nello studio degli illuministi e si appassiona di letteratura. In questi anni giovanili Sciascia inizia ad avvicinarsi alle posizioni del partito comunista e alla militanza antifascista. Conclude la carriera scolastica diplomandosi nel 1941, e trova lavoro al Consorzio Agrario di Racalmuto, esperienza che gli permette di osservare da vicino la vita agreste e la realtà contadina siciliana. Si sposa con Maria Andronico nel 1944 e ha due figlie, Anna Maria e Laura. Nel 1949, è nominato maestro alle scuole elementari di Racalmuto, ruolo che ricoprirà fino al 1957. 
Nel 1950 inizia la vera e propria attività letteraria, pubblicando le Favole della dittatura(ventisette prose brevi molto curate dal punto di vista stilistico), seguite nel 1952 dalla raccolta di poesie La Sicilia, il suo cuore  e nel 1953 dal primo saggio (Pirandello e il pirandellismo) dedicato all'amato corregionale. Al 1956 risalgono Le parrocchie di Regalpetra, in cui si comincia ad intravedere l'impegno civile dell'autore, e si riconosce la sua formazione illuminista: il libro è strutturato come una cronaca-saggio della vita di un immaginario paesino siciliano, dietro cui si può intravedere la nativa Racalmuto. Nel 1958 viene stampato il volume Gli zii di Sicilia, tre racconti che diverranno quattro quando nel 1961 verrà aggiunto L'antimonio, ispirato all'autore dalla guerra di Spagna. Nel 1961 Sciascia comincia a dedicarsi a quello che diverrà il tema prevalente nella sua produzione letteraria: il genere “giallo”. In Sciascia però, questo genere acquista un carattere di denuncia etica e sociale. Lo scrittore è infatti maggiormente interessato alla descrizione delle cause economiche e sociali che si annidano dietro ai delitti, piuttosto che alla risoluzione degli enigmi stessi. Così si susseguono romanzi che consolidano la fama dello scrittore agrigentino: Il giorno della civetta (1961), A ciascuno il suo (1966), Il contesto (1971), Todo modo (1974), Il cavaliere e la morte (1988) e Una storia semplice (1989), da cui spesso sono tratti film di pari successo. 
Oltre all'attività di scrittore Sciascia porta avanti anche quella di giornalista, collaborando a fasi alterne con "La Stampa" e il "Corriere della Sera", e scrivendo su alcune testate minori siciliane. L'impegno civile di questa fase (dal 1975 Sciascia è candidato nelle liste del Partito Comunista) trova proprio nell'unione tra cronaca di fatti reali e scrittura d'autore il canale di comunicazione con il pubblico: del 1975 è La scomparsa di Majorana, mentre nel 1977 Candido è un amaro rendiconto autobiografico (mascherato attraverso il rimando letterario a Voltaire) delle delusioni della politica. Nel 1978 poi, L'affaire Moro indaga, con la formula del racconto-inchiesta, i retroscena del sequestro e dell'uccisione di Aldo Moro, suscitando polemiche sulla stampa, con gli intellettuali del tempo e con gli organi di partito. Passato nel 1980 nelle fila dei Radicali, Sciascia dedica gli ultimi anni di vita alla saggistica storico-letteraria e allo studio del fenomeno mafioso, come nell'occasione del maxi-processo palermitano a Cosa Nostra del 1986, nato dalle dichiarazioni del "pentito" Tommaso Buscetta. 
Lo scrittore si spegne a Palermo nel 1989.

La scuola va a rotoli

E' bello quando gli alunni ammirano la propria maestra e la vogliono molto bene. 
Questo libro parla proprio nell'attuare gli insegnamenti che gli alunni imparano nei confronti della propria maestra.




TITOLO: La scuola va a rotoli
AUTORE: Anna Sarfatti
EDITORE: Oscar Mondadori
PAGINE: 64
PREZZO: 9,00


















TRAMA
La scuola non ha più soldi, nemmeno per la carta igienica. Che fare? Si potrebbero raccogliere fondi organizzando una corsa cittadina. Ma la maestra Delfina non vuole saperne di partecipare: adora caramelle e cioccolato e le viene il fiatone solo al pensiero di salire tre gradini! Come faranno i suoi alunni a convincerla?








E' una divertente storia che tratta temi che stanno molto a cuore alla scuola di oggi tra cui "la carta igienica". L'autrice riesce a trasmettere un tema così delicato ai bambini tramite una scrittura molto semplice e di facile comprensione. Tutti i bambini si immedesimeranno di sicuro agli alunni della maestra, perchè di sicuro questo argomento è stato affrontato in classe.
Consiglio alle mamme di far leggere ai propri bambini questo libro perchè li aiuteranno a crescere in questa società.


Anna Sarfatti


Anna Sarfatti  è nata a Firenze il 1950 ed è una scrittrice italiana, autrice di libri per bambini.
Ha insegnato per molti anni nella scuola primaria e dell’infanzia.
È impegnata nella ricerca di percorsi e strumenti per promuovere la cultura dei diritti e della cittadinanza attiva tra i bambini. Su questi temi ha scritto molti libri, il più noto è La Costituzione raccontata ai bambini.
A partire dal 1992 ha stretto un profondo rapporto con l'opera di Theodor Seuss Geisel, conosciuto come Dr. Seuss.
Collabora con l'ospedale pediatrico Meyer di Firenze per promuovere la comunicazione tra bambini e ospedale.
Ha pubblicato due racconti per adulti in Decameron 2013.


E’ autrice di:

  • Capitombolo sulla terra, Giunti 1998 e 2007 (2016);
  • Pecorino Profumino, Giunti 2001 (premio comune di Bitritto 2002);
  • Ri-trattini, Giunti 2003;
  • Il galletto Maciste, Giunti 2004 (premio Verghereto 2005);
  • Il Rubagiocattoli, Giunti 2005 e 2013;
  • Una trappola per MacisteGiunti 2006;
  • La Costituzione raccontata ai bambini, Mondadori 2006 (premio Colette Rosselli 2009);
  • Il farfallo innamoratoGiunti 2007;
  • Viva la squola alè alè, Giunti 2008;
  • Quante tante donne, Mondadori 2008;
  • Sei Stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini (scritto con Gherardo Colombo), Salani 2009;
  • Chiama il diritto, risponde il dovere, Mondadori 2009;
  • Ziri sulla luna, Giunti Progetti Educativi 2009;
  • La scuola va a rotoli, Mondadori 2011;
  • Fulmine, un cane coraggioso. La Resistenza raccontata ai bambini, Mondadori 2011 (scritto con Michele Sarfatti);
  • Educare alla legalità. Suggerimenti pratici e non per genitori e insegnanti, Salani 2011 (scritto con Gherardo Colombo);
  • I bambini non vogliono il pizzo. La scuola “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”,Mondadori 2012;
  • L’albero della memoria. La Shoah raccontata ai bambini, Mondadori 2013 (scritto con Michele Sarfatti, premio Comune di Bitritto 2014);
  • L’isola delle regole, Mondadori 2014;
  • Il pianeta nel piatto. Il diritto all’alimentazione raccontato ai bambini, Mondadori 2015 (scritto con Paolo Sarfatti);
  • Che differenza c’è tra un libro e un bambino?, Nord-Sud 2015.
  • Il regno degli erroriMondadori 2016.
  • Sono stato io, una costituzione pensata dai bambiniSalani 2016. (scritto con Gherardo Colombo e Licia Di Blasi)

Storia di una lumaca che imparò l'importanza della lentezza

Chi va piano va sano e va lontano..... questo è un proverbio che è molto adatto al protagonista del libro "una lumaca" la quale lentezza è diventata la sua forza.






TITOLO: Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza
AUTORE: Luis Sepùlveda
EDITORE: Guanda
PAGINE: 95
PREZZO COPERTINA: € 11,00
















TRAMA

Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente "lumaca". Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un'avventura ardita verso la libertà.